Un aeroplano di carta (Racconto)

Un aereoplano di carta

Questa è la mia tana, la mia casa, il mio rifugio.
Qui c’e’ la mia riserva di cibo, di abiti, di strumenti, qui ci sono i libri su cui ho studiato e su cui ho pianto dopo che è accaduto quello che è accaduto.
Qui venivo spesso con mia madre a fare la spesa, prima che tutto finisse, per colpa mia
Avevo 8 anni, un aereo di carta appena finito, ed una bellissima città davanti alla mia terrazza.
Cosa può fare su di un terrazzo illuminato dal sole un ragazzino , se ha tra le mani un aeroplanino di carta?
Lo lancia, chiaro.
Lo lanciai.
Volò a lungo su di una fila di persone che occupavano la piazza e le altre con i cartelli di protesta che stavano arrivando per una delle tante manifestazioni che si svolgevano li quasi quotidianamente; volteggiò leggero e bellissimo sulle auto e si infilò dal finestrino dentro la circolare 28, il pullman che passava ogni 20 minuti sotto casa mia e che portava la gente in centro.
Colpì all’occhio sinistro un autista un po’ nevrotico che per istinto svoltò a destra, prima di toccarsi con entrambe le mani gli occhi.
Il veicolo privo di controllo scavalcò lo spartitraffico e travolse prima il cordone di poliziotti che sorvegliavano il corteo e poi i manifestanti, prima di rovesciarsi e prendere fuoco.
Polizia e manifestanti immediatamente dettero vita a scontri che andarono avanti tutta la notte: ognuno dava la colpa all’altro schieramento di aver deliberatamente causato l’incidente, per provocare i disordini.
La sommossa, nell’aria da anni, ebbe in seguito a quell’episodio il suo violento e sconvolgente inizio, le forze più violente e populiste aizzavano la gente e nel giro di poche ore i deputati e i membri del governo vennero assassinati o imprigionati.
Le epurazioni che seguirono scatenarono una feroce sete di vendetta nei frustrati e negli oppressi da anni di miserie, ed il paese conobbe giorni di violenze inaudite, inimmaginabili fino a qualche giorno prima in una nazione dell’Europa occidentale.
La violenza e il governo tirannico che fu instaurato, spaventarono gli altri paesi dell’unione che decisero di intervenire militarmente per ripristinare lo stato di diritto.
Fu una ulteriore carneficina, che si ritorse contro gli altri paesi europei: ritrovarono anche nelle loro città la gente ormai esasperata da decenni di crisi, con una voglia violenta ed improvvisa di cambiamento, di ribellione all’essere loro stessi gli strumenti di repressione dell’unica rivoluzione che sembrava potesse cambiare le cose , interrompendo lo status quo che vedeva al potere da generazioni gli stessi oligarchi e figli di oligarchi, in ogni settore.
L’Europa fu incendiata da guerre definite e piccoli agguati, si sistemarono a colpi di fucile le questioni private e sembrava che nessuno potesse prevedere il futuro.
Alcuni gruppi organizzati cominciarono a fomentare la rivolta in paesi lontani dal vecchio continente: Cina, India, Russia, Stati Uniti.
Ognuna delle potenze accusava l’altra di aver provocato le rivoluzioni europee e di aver finanziato i gruppi terroristici che portavano l’aria della rivolta nei loro paesi.
Una piccola potenza nucleare appena arrivata alla bomba, decise di regolare le proprie questioni con un paese vicino approfittando della confusione internazionale e fece partire un razzo con la testata nucleare verso la capitale di questo.
Per una serie di trattati e ritorsioni, per la paura di non fare in tempo a difendersi, nei cieli di tutto il mondo si incrociarono , dopo quella prima esplosione atomica centinaia e centinaia di razzi che caddero sugli obbiettivi prefissati: il tutto durò poche ore .
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Io, dopo aver assistito all’incidente del pullman ero scappato dalla nonna senza spiegare nulla, mia madre non sospettò niente ( come poteva immaginare tutto questo?), ma quando due settimane dopo , finalmente la nonna mi riportò a casa i missili stavano già cominciando a cadere nelle altre capitali e io e mia madre ci infilammo qui, nell’ipermercato per fare incetta di cibo.
Quando si cominciò a sentire il fischio dei razzi, mia madre aprì un grosso frigo in esposizione, nel reparto elettrodomestici, tolse tutte le mensole ed i divisori e mi infilò li dentro chiudendo la porta.
Un attimo dopo sentii il boato e una serie di rumori terribili, poi anche il frigo cadde , io aprii la porta e non c’era più niente di quello che ricordavo, solo mucchi di merce per terra e un nuovo panorama fuori dalle aperture che prima erano vetrine…
Sono riuscito in questi anni a conoscere altri 15 maschi , di questi ne ho dovuti uccidere 8, gli altri hanno il loro territorio, io non li disturbo e loro non disturbano me, nel mio territorio ci sono due donne e da queste ho avuto 6 figli.
La vita che c’era prima a volte mi sembra un sogno , come se finalmente avessi delle scaffalature che contengono il disordine che ho provocato.


Ma poi mi sveglio e anche se so che sono vivo e che il passato non esiste, sto attento, perché anche il futuro potrebbe essere a rischio; i miei figli hanno trovato nel reparto giocattoli quanto serve ai bambini per imparare uso degli oggetti e gesti, non ho saputo spiegargli a cosa servivano gli aerei, non esiste più il contesto in cui erano diventati indispensabili, per quei bambini con la carta ho costruito solo barche.

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