Il non colore

Ho nella mazzetta
ogni sfumatura di grigio,
tutte le ho indossate
e per gusto mio privato
ho uniformato a pennello
cielo, terra e ogni intorno
tangibile o frutto del sonno,
del medesimo strato di noia.

Tu brava a sentire
ogni  attimo di non amore,
come fosse merce introvabile
ed io il solo concessionario,
tu declini lacrime come  verbi
in mille variabili dolorose
E doni sensi di colpa, gentili
di vivace colore, al profumo di rosa.

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Commento di Paolo Biagioni:

Due strofe di otto versi ciascuna raccontano la scena di un amore.
Tutte le sfumature del grigio sono chiamate a colorare “cielo, terra e ogni intorno/tangibile o frutto del sonno” e tutto si avvolge in una coltre omogenea di grigio, “uniformato a pennello” da chi, volontariamente (“per gusto mio privato”), sceglie di fotografare la realtà in bianco e nero, ammorbidendo l’invadenza sensoriale del colore nei toni sfumati del grigio che disegna i contorni lasciando, tuttavia, spazio alla mente di immaginarne i toni, attenuandone, al tempo stesso, la violenza.
Così ogni cosa, tangibile o immaginaria, ha la stessa indolore connotazione dello strato con cui si è scelto di uniformare le emozioni.
La seconda strofa, però, introduce inaspettatamente il secondo termine dell’equazione poetica ed è idealmente divisa in due quartine. La prima scuote la noia con un lampo che è quasi fastidio nel vedersi rispecchiato attimo per attimo di “non amore” e visto come unico “bersaglio” dello sguardo, unico responsabile e “concessionario”. La seconda, invece, arriva a scalfire la cappa fumosa attraverso la potenza di lacrime declinate come verbi, lacrime che diventano azione, moto, “variabili dolorose” che riescono a sovvertire il risultato dell’equazione; lacrime declinate che in una visione pittorico-scenica ci mostrano un volto che si piega al pianto, gocce che scendono in una traiettoria deviata che rifrange la luce in pennellate “gentili/ di vivace colore, al profumo di rose”.
Ed è dal dono dei “sensi di colpa”, e da un amore rivestito di grigio, che una lacrima “non colore” corrode lo “strato di noia” e libera la luce.

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