La decadenza del sistema Occidentale

La Decadenza del sistema Occidentale.         Commenti e discussioni conseguenti a questo scritto

L’insoddisfazione, la tristezza, la mancanza di Etica e la crisi strutturale di sistema, sono malesseri e conseguenze di evoluzioni innaturali e manovrate dai poteri economico-politici,  degenerati quando, a partire  dal 1989, è venuta a mancare la spinta contrapposta al capitalismo che era costituita dal sistema comunista.

Tutto questo ha determinato una mutazione del sistema capitalistico occidentale che ha finito per fagocitare se stesso, proponendo per  autoalimentarsi, modelli consumistici che tendevano , nei fatti , a sostituirsi alle fedi e ai modelli spirituali su cui era basata l’etica familiare e la minima  solidarietà sociale che costituisce la spinta verso l’aggregazione in comunità (cittadine, religiose, politiche, movimentiste)  di individui e nuclei familiari.

Il risultato è nelle nostre percezioni quotidiane: La crisi economica colpisce la popolazione anche a livello spirituale in quanto negli ultimi trent’anni la spiritualità e le spinte interiori verso la conoscenza dell’ignoto, sono state usate come  veicolo per vendere uno stile di vita basato sull’arricchimento esteriore e su falsi modelli di benessere, come se il senso della vita fosse l’inseguire l’aumento periodico del numero dei pixel negli apparecchi  fotografici digitali, o il conformarsi nel rito del possesso dell’ultimo modello di cellulare, lasciato orfano di funzioni che  verranno implementate dopo 6 mesi, dalla versione successiva.

Il senso di impotenza derivato dall’irraggiungibilità della proposta ideale, ha stancato e demotivato;  infatti il “rito consumista ” promette una felicità che viene raggiunta solo attraverso il possesso di un prodotto in evoluzione, evoluzione che è fuori dal controllo dell’individuo acquirente.

Quante volte, dentro di noi, comprando l’ultimo feticcio di modernità , abbiamo sentito insieme alla soddisfazione tipica del raggiungimento di un “risultato” , anche l’amara consapevolezza dell’inutilità di questo punto di arrivo provvisorio ?

I percorsi consumistici sono  strutturati da altri, in modo estremamente costrittivo: I tempi del lavoro, del sociale, quelli che obbligano ad usare il  “tempo libero” in modo “suggerito” (la compilazione di moduli, la frammentazione delle tasse in cento micro balzelli, le convenzioni sociali che rubano altro tempo al pensiero e all’ introspezione, la ricerca spasmodica di cose e eventi che “intrattengano”) .

Anche l’informazione ha modi e chiavi  “stratificate” e  carattere elitario, alle richieste forniscono risposte diverse, a seconda delle chiavi di accesso piu’ o meno evolute che si possiedono.

I modelli di vita finti, costruiti dai politici e dal sistema  economico per perpetuare se stessi ed i propri diritti “prìncipeschi”, vengono accettati dalla popolazione che ne trova riscontro, in internet, nell’offerta televisiva e nella carta stampata, come valori di riferimento e giusti riconoscimenti.

Come sempre accade, le masse quando l’offerta e’ ampiai prendono sempre per buono quello che viene messo in evidenza e che ha profili facilmente riconoscibili, se poi a questa visione delle cose  si conformano la maggior parte degli individui, attraverso riti collettivi alienanti, semplici da attuare e proposti come giusti, ecco che il controllo è completo.

A quel punto diviene normale essere  definiti non più come Giovanni e Anna, bensì di volta in volta: utente, consumatore, fruitore, share, audience, spettatore, di sinistra, di destra, conformato, emarginato, ecc ecc, fino ad  arrivare  a miriadi  di sottogruppi  facilmente “programmabili” e manovrabili, grazie al sistema “libero” di informazione.

La caduta del muro di Berlino ha acutizzato il controllo sull’individuo, che deve necessariamente rientrare in determinati parametri di “democraticità”, riconosciuti e tranquillizzanti.

Il concetto di libertà assume connotati sempre piu’ riduttivi, ora con la scusa della sicurezza (telecamere, intercettazioni ambientali e telefoniche), ora con l’acuirsi ad arte dei “contrasti” tra le varie proposte politiche, nella omologazione della proposta culturale sempre piu’ rivolta verso il non pensare, il distrarre, il divertire ad ogni costo, ma anche   nella gestione del denaro (bonifici, assegni e carte di credito, tracciabili)ecc ecc.

Il sistema attuale e’ sicuramente il più liberticida, il più soffocante, il più inumano e meno modificabile della storia, in quanto si basa sull’inganno di una propaganda che non lascia scoperto alcun aspetto della vita dell’individuo, gli “omicidi di stato” non sono più fisici ma mediatici e culturali,  altrettanto brutali.

Chi fa parte con un minimo di privilegi, della grande piramide della “Casta” sia pure questi un bancario o un ministro, piuttosto che un piccolo consigliere comunale o un impiegato raccomandato, vive tutto questo come giusto e necessario.

Ma per  alimentare il consenso, il vertice dei privilegiati ha dovuto sempre piu’ allargare la base  della piramide e adesso il peso di questa sta determinando la sua stessa instabilità.

Sono state fagocitate risorse nelle  classi che da sempre  hanno costituito il motore del sistema: la classe media, il piccolo imprenditore, l’artigiano che si evolve in piccolo industriale.

Le banche sono seriamente responsabili dell’arricchimento del vertice  della piramide, ai danni della classe media che da sempre, con tutte le imperfezioni ed i limiti ha diffuso la ricchezza in modo capillare anche alle classi più basse della scala sociale attraverso la diffusione sul territorio, capillarmente, dell’occupazione e del terziario minore; il sistema bancario togliendo risorse agli investitori produttivi ha favorito speculatori e grossi movimenti di capitali verso sempre piu’ ristretti gruppi di persone, impoverendo il territorio e concentrando ricchezze in zone “esportabili” a seconda delle convenienze.

Il lavoro non esiste quasi piu’ , le industrie  vengono sistematicamente trasferite in aree convenienti di produzione… Gandhi diceva: “Una nazione può fare a meno dei propri milionari e dei propri capitalisti, ma mai del lavoro”

Temo che la soluzione  a queste problematiche sia difficile da attuare, andremo incontro ad un ulteriore limitazione delle libertà individuali, contemporaneamente alla loro giustificazione attraverso media che sono ormai solo al servizio del potere.

Credo che la lezione e la soluzione sia  in altre due frasi di Gandhi: “Il potere esercitato giustamente deve essere leggero come un fiore; nessuno deve sentirne il peso”

e soprattutto:

“La nostra vita d’ogni giorno non può mai separarsi dalla componente spirituale. Entrambe agiscono e reagiscono l’una con l’altra.”

Fabio Cappellini

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