La crisi in Italia  Cause ed opportunità ——————–per Gazeta Fenix


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Se andiamo a sfogliare il Devoto-Oli, uno dei vocabolari della lingua Italiana, notiamo che il termine “Crisi” viene così definito: “Perturbazione o improvvisa modificazione della vita di un individuo o di una collettività……Situazione di malessere e di disagio determinata sul piano sociale dalla mancata corrispondenza tra valori e modo di vita, per lo più sintomo o conseguenza di profondi mutamento organici o strutturali”.

La seconda parte della definizione si adatta perfettamente alla situazione Italiana.
Il disagio economico è provocato da mutamenti nella scena internazionale, non recepiti dal sistema di governo Italiano, ad ogni suo livello.
“…Mancata corrispondenza tra valori e modo di vita…”  questo assunto spiega chiaramente quali sono i pensieri degli italiani o almeno della maggioranza di questi.
La perdita del potere d’acquisto, l’insicurezza che la maggioranza delle famiglie sente sulle spalle e percepisce proiettata anche sul futuro dei propri figli, provoca un annichilimento ed un senso di impotenza che deprime un paese intero; un paese che fino a 20 anni fa era considerato un modello di creatività, di iniziativa imprenditoriale, di elasticità produttiva pronta a recepire in tempo reale i cambiamenti del mercato.

Ma allora cosa è cambiato? cosa ha fatto precipitare a livelli così bassi i sistemi del lavoro, della vita sociale e culturale, il welfare?

Principalmente la cultura del servilismo, della rassegnazione, del sentire lontana dalla vita quotidiana l’idea di stato, che da secoli di oppressioni è ormai penetrata nel DNA degli italiani.

In Italia ciò che è dovuto come diritto, da sempre deve essere chiesto e quindi concesso dal potere, un meccanismo usuale anche negli altri paesi , dove però le istanze sociali vengono portate avanti da movimenti di opinione, che si avvalgono di strumenti di protesta come manifestazioni e pressioni mediatiche portate avanti da organi di stampa indipendenti, contribuendo a ravvivare il sistema democratico con movimenti di base, che trovano orecchie nei palazzi del potere.
Ma in Italia il potere ha fatto propria la visione Augustea del “Dividi et impera”, creando zone ideologiche, sociali, particolarità corporative e visioni egoistiche che nulla hanno hanno a che fare con il senso di appartenenza ad una nazione.
I partiti si sono pian piano appropriati di ogni istituzione, lottizzando le cariche, moltiplicandole per distribuirsele in modo più “equo”.
Tutto questo è avvenuto anche ai livelli periferici del potere, dove una massa enorme di politici rimangono tali per tutta la vita.
Questa frammentazione dei centri di potere, ha fatto si che la popolazione abbia il proprio referente di parte, che  “concede” la possibilità di accedere ad un diritto, magari sancito dalla costituzione, ma che nei meandri della burocrazia, sembra irraggiungibile.
Le decine di migliaia di politici che affollano le istituzioni,  quando vengono “trombati” alle elezioni, non ritornano a fare il meccanico o l’ingegnere, ma in premio alla fedeltà al partito, ricevono la regalia di qualche poltrona in consigli di amministrazione di publiservizi, enti culturali, e altri che vengono magari creati appositamente.
Sono in pratica  nominati funzionari in uffici che fanno parte del sistema che prima amministravano in osservanza alla gerarchia partitica.

Al di la dell’immoralità della cosa da un punto di vista politico, questo contribuisce a creare una piramide clientelare al servizio dei partiti, partiti che si sono trasformati spesso in sistemi economici a se stanti.

La televisione pubblica, la magistratura, la corte costituzionale, sono sotto il controllo dei partiti.
In particolare l’elite che controlla il consiglio superiore della magistratura e la corte costituzionale è sotto il loro controllo, particolarmente dell’area del centro sinistra.

Agli occhi del mondo Silvio Berlusconi si è reso ridicolo ed impresentabile per vicende di carattere penale che hanno coinvolto anche la sua vita privata, con scandali a sfondo sessuale.

In qualsiasi paese al mondo, salvo forse in qualche periferica dittatura, questo tipo di scandali avrebbe provocato le dimissioni del premier.
Ma Berlusconi non si è mai dimesso.

E’ pur vero che in nessun paese al mondo, una procura della repubblica  si sarebbe permessa di indagare sistematicamente sulla vita pubblica e privata di un premier o leader di una forza politica per 20 anni, accusandolo di aver compiuto oltre sessanta reati diversi, per la maggior parte dei quali  è sopraggiunta l’archiviazione del  procedimento in quanto fondato su teoremi privi di spessore probatorio, altri hanno superato termini di prescrizione, altri ancora sono passati alla storia penale per condanne esageratamente severe, come quella che ha obbligato il leader del PDL a pagare una somma di 500 milioni di euro all’ingegner De Benedetti, tra le altre cose, editore di Repubblica, praticamente il quotidiano ufficiale del Partito Democratico.
Ma nessuno di questi giudici è stato rimosso dal proprio incarico.

Chi dice che il lavoro dei magistrati non può essere discusso sbaglia.
Molti di questi hanno avviato una carriera politica proprio nelle liste di sinistra, dopo aver partecipato ai processi “epurativi” di mani pulite in qualità di pubblici ministeri..
Chi dice che la magistratura Italiana sia indipendente, mente sapendo di mentire.
Le conseguenze sono di  una gravità assoluta.
Non per il “fumus persecutionis” con cui Berlusconi si assolve dalla propria incapacità a governare il paese, rappresentandolo all’estero malamente per la sua discussa condotta morale, ma per la sostanziale impunità che ottengono i politici della controparte.

Gli scandali che hanno coinvolto il PD sono stati ridimensionati dai media nel giro di pochi giorni, anche quello clamoroso del Monte dei Paschi di Siena.
La magistratura non ha mai promosso un indagine seria e capillare su quelle società che vengono definite “cooperative rosse”. Una serie di scatole perfette, che con passaggi di incarichi, consulenze, intermediazioni, acquisiscono appalti pubblici nelle regioni rosse, creando un valore aggiunto che serve a mantenere la rete clientelare e i “troni”  dei politici non rieletti nel settore pubblico. In regioni come  la Toscana tutti sanno che esistono cooperative in cui quattro o cinque impiegati, gestiscono intermediazioni di appalti milionari sotto la presidenza di politici strapagati, fedeli portatori di denaro alle “aziende” di partito.
E’ questo un problema di controllo: viene dato per acquisito anche dai magistrati che il sistema va bene cosi’ com’è , se a gestirlo è la pars politica “giusta”.
In barba alle palesi vilolazioni della costituzione, con la sostituzione sistematica dei partiti come centro gravitazionale della vita pubblica rispetto allo stato.

Stesso discorso vale per i media, nessuno è completamente indipendente dai partiti.

Tutto il sistema  si autopropaga, adattandosi alle necessità di allargamento dei privilegi ai servitori fedeli del partito, questi servi di partito senza competenze precise e delineate hanno responsabilità solo apparenti,  le vere responsabilità  del malgoverno si perdono nell’oceano di cariche, sottocariche e feudi, fagocitando risorse necessarie al paese per mantenere lo stato sociale e consentire alle imprese di sopravvivere e svilupparsi.
I privilegi così ottenuti sono concessi a vita:   vengono chiamati “diritti acquisiti” da chi ne beneficia, equiparando di fatto indennità da 30.000 euro al mese con le pensioni da 500.
Per pagare tutto questo è stato necessario inasprire la pressione fiscale nei confronti della classe imprenditoriale e questo da molti anni prima che la crisi esplodesse.
Con il peggioramento dell’economia, per mantenere tutte queste sovrastrutture, spesso inutili, sono state ulteriormente inasprite le tasse.
Le imprese non subiscono la pressione fiscale ufficiale del 48%, come dichiarato ufficialmente, che già sarebbe altissima,  a questa percentuale vanno aggiunti altri costi, molto importanti, che non vengono calcolati nel computo e che cerco di riassumere in parte, convinto come sono di essermi scordato qualcosa.
Per esemplificare consideriamo un piccolo salone di vendita auto usate e nuove con annessa officina, con  un titolare e tre dipendenti.
Oltre alle tasse “ufficiali” questa piccola impresa dovrà pagare ogni anno: Iscrizione alla camera di commercio , tassa annuale sulle licenze , consorzio di recupero Oli esausti,corsi di aggiornamento obbligatori sulla sicurezza e antincendio, tassa sui passi carrabili, tassa sui rifiuti ad una publipartecipata, tassa sulle affissioni, addizionali regionali, addizionali provinciali, addizionali comunali, inps, inail, bolli sui registri, bolli sulle fatture, con l’obbligatorietà della posta elettronica certificata, anche quel costo è equiparabile a tassazione, imu, tasse sui conti correnti necessari a svolgere le attività, tassa sugli imballaggi, tassa sulle insegne esposte, eccetera eccetera….

Tutto questo porta la pressione fiscale effettiva tra il 75 e l’81%, senza tenere conto di perdite come  crediti insoluti, furti o incendi che l’azienda può subire e che non possono essere portati in detrazione.

Per forza le piccole aziende chiudono.
Per forza il lavoro viene a mancare: In Italia non sono le grandi industrie foraggiate e vezzeggiate dai partiti ad aver dato lavoro, ma le migliaia di piccole aziende che hanno chiuso e che stanno chiudendo.
Senza contare che le piccole aziende, diffuse sul territorio in modo capillare, consentivano al paese di distribuire in modo omogeneo la ricchezza, garantendo la prosecuzione delle tradizioni culturali locali e lo sviluppo di forme di socialità anche nei piccoli borghi.

Ghandi diceva: “Un paese può fare a meno dei suoi Milionari e miliardari, ma non può fare a meno del lavoro”
I Governi degli ultimi 20 anni, tutti, nessuno escluso hanno praticato l’esatto contrario.

Il governo attuale , di coalizione, gestito da partiti che fino al giorno prima si erano scannati nelle platee mediatiche, nonostante buoni propositi e sinceri slanci di passione verso il cambiamento, non riesce a discostarsi da quelli che erano stati ritmi e temi dei governi che lo hanno preceduto.  Colpa dei soliti veti incrociati, degli interessi corporativi, dell’inadeguatezza dei politici che lo compongono, privi di idee e lontanissimi dal comprendere la gravità della crisi nella vita quotidiana delle famiglie, oltre che incapaci ad ascoltare il proprio popolo.
Dall’Europa, ente astratto che controlla l’economia senza alcun rispetto della vita dei propri cittadini, giunge comunque un ordine preciso: risanare il bilancio, diminuendo la spesa pubblica.
Ma i partiti che hanno costruito la propria potenza sul clientelismo leggono quest’ordine superiore come : tagliare il welfare, aumentare le tasse.
Dove l’ Europa  intendeva: Tagliare i costi, eliminare i dipendenti assunti a scopo elettorale, licenziare partendo da chi non compie il proprio dovere: assenteisti, disonesti , vagabondi.

Se questo governo continuerà a vivacchiare preoccupandosi solo di andare avanti, riformando poco o niente, eludendo il problema di una macchina burocratica costosissima e che  gli Italiani non sono piu’ in grado di mantenere, tacciando le istanze popolari di qualunquismo o di populismo, riuscirà a perdere anche le residue risorse imprenditoriali del paese, portando l’Italia al baratro.
Che non ci sia alcuna volontà seria di cambiamento lo prova la solita tiritera sull’evasione fiscale, che ogni governo divulga attraverso l’istituto di statistica, sulla stampa e nelle televisioni, quando si rende conto che apportando i tagli necessari, segnerebbe un autogol a livello di consensi, inimicandosi lo strato piu’ basso della piramide su cui poggia il vertice dove risiede.
Il vero problema dell’Italia  è l’evasione fiscale, e loro faranno di tutto per controllare e rendere meno liberi gli imprenditori, potenzialmente criminali.
La vera evasione fiscale in Italia è quella dei privilegi regolati a norma di legge.
il resto è propaganda, finalizzata ad aumentare il controllo dei partiti sulla gente, riducendone di fatto le libertà personali.
Orwell ha previsto nel suo “1984”, molte delle cose che in Italia stanno avendo ampia attuazione.
La costituzione è stata emendata e ha subito piccole , ma significative modifiche, in modo da garantire la casta partitica, che di fatto continua a difenderla a spada tratta, accusando chi ne mette in discussione l’attualità, di fascismo.
Nonostante le pressioni del presidente della repubblica, oltre alle emergenze economiche, il governo Letta si doveva occupare della radicale riforma della legge elettorale, di cui non si parla più, mentre ci si occupa di equiparare i figli naturali con quelli avuti nel matrimonio.
Per carità, civilissima questione ma lontana dalle emergenze economiche e da quelle relative alla governabilità.
“Il Porcellum” per chi non lo conoscesse, è quella legge elettorale che da anni ha trasformato il sistema  Italiano da democratico a oligarchico.
Una legge definita con quel nome dal suo stesso compilatore, che fa schifo ad ogni forza politica, ma che nell’alternanza dei governi, ne la sinistra, ne la destra, hanno mai trovato il tempo di modificare.
Se un movimento come quello guidato da Beppe Grillo, ha successo e porta  in parlamento il 25% di gente che di politica non sa  niente o quasi, vuol dire che la gente non ne può più…

Ma non tutto il male porta al male, esasperando e impoverendo le masse, la casta partitica aumenta il malcontento popolare, che si manifesta sempre piu’ spesso con moti spontanei di piazza, per quanto circoscritti.

Nei prossimi mesi assisteremo  ad ulteriori chiusure di attività, a impoverimenti sempre piu’ diffusi, alla costituzione di nuovi movimenti antipartitici.
Gli Italiani sono pronti a concentrare su di un leader forte e illuminato il loro voto.
Non so se questo sarà il sindaco di Firenze Matteo Renzi, politico giovane ma di grande esperienza, furbo, ma che si è molto compromesso in proposte anticasta, che sarà difficile eludere, nel caso arrivasse ai massimi livelli di potere.
Il rischio è che la politica non riesca ad esprimere democraticamente il malcontento popolare e che l’Italia torni a sperare in un “uomo del destino”.

Certamente il paese non può sperare di modificare la propria struttura amministrativa e gestionale senza smantellarla prima: è non più modificabile.

” Se metti un acquario a bollire su di un fornello ottieni un bollito di pesce. Ma se lasci raffreddare quel bollito di pesce, non riuscirai a riavere il tuo acquario”.


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