Il Bar Vannini (Racconto) di Fabio Cappellini

Il Bar Vannini

Il bar Vannini è il bar che avevo sotto casa, nel senso che io abitavo al primo piano e sotto la mia camera c’era la stanza dove i vecchietti giocavano a carte.
Ho trascorso lì buona parte dell’adolescenza, principalmente perchè era conveniente, bastava scendere le scale ed ero arrivato, poi perchè c’era una varia umanità, adatta ad ogni evenienza.
Era un bar per uomini, non c’erano attrattive etetiche particolari e quindi le donne capitavano casualmente ed in numero esiguo, massimo per le sigarette ed un caffè; questo faceva si che il femminino nei racconti da bar fosse avvolto da due auree fondamentali a seconda della voce narrante: La donna che la da (in genere fantasiosi romanzi di 17enni segaioli ma bugiardi) e la donna degli aforismi o proverbiale (quella che veniva descritta da brevi battute dei più anziani), non c’erano altre strade, era un bar sciovinista.
Le attrattive del bar erano le seguenti, divese per stagione:
ESTIVA
1- CALOGERO (DETTO LINO) il barbiere che abitava a Pistoia da 40 anni ma che ancora parlava un incomprensibile dialetto, probabilmente siciliano.
2- SETTECHIAPPE (DETTO ANCHE TRE CULI E MEZZO) Grandissimo scopatore a parole, nella realtà aveva una moglie orrenda almeno quanto lui, Imbianchino con poca voglia di lavorare era solito prendere caffè corretto alla sambuca ogni venti minuti, grande fan di Lucio Battisti, spesso ne cantava alcuni brani, in genere dopo il 5° o 6° caffè corretto.
3- TINTILLA un pensionato di origine Aretina con i capelli ancora scuri perennemente bagnati di brillantina Linetti, era il più grande bugiardo del mondo, memorabili tutte le sue balle, in genere raccontate con partecipazione se non con gli occhi umidi dalla commozione, ne narro qui’ alcune:
Un giorno Il nostro amico Tintilla poco prima della seconda guerra mondiale, si trovava con la fidanzata a passeggio per Roma, ad un certo punto sente una vocina che dalla finestra di un gran palazzo gli urla: “Tintilla , Tintilla, accident’a te! come… vieni a Roma e un tu mi vieni nemmeno a trovare?” Oh, non ci crederete: era Il re , che Tintilla aveva conosciuto per caso Durante il servizio militare, ” Vieni su che tu mi presenti la tu fidanzata…” ” ELENA…. metti du piatti in più che c’e’ Tintilla a pranzo”.
Altro Classico Tintilliano era quello del lepro: “Un giorno erimo a caccia in una fora (forra) quando vidi un lepro che sgattaiolava da un cespuglio, presi il fucile e … BANG! o un mi scoppiò in mano… subito il lepro si fermò venne verso di me prese il calcio del fucile esploso e lo cominciò a rosicchiare sotto i miei occhi, mi bastò dargli un calcio e lo presi lo stesso, anche senza i’ fucile”
Un altra bellissima storia ricorrente di Tintilla era quella che voleva che in un paesino Umbro sulle rive del Trasimeno, si svolgesse una sagra del pesce di lago, pare che nella piazza del paese sopra un enorme fornello venisse collocata all’uopo una padella di circaa 50 metri di diametro, dove l’olio necessario alla frittura veniva versato con autobotti…
4- IL MATTO questi era un uomo molto giovane (circa 30 anni) pare un ex pilota dell’Alitalia, impazzito a seguito di una delusione sentimentale, passava le sue giornate al bar bevendo caffè, fumava 4 o 5 sigarette contemporaneamente che appoggiava sul posacenere, e a turno aspirava, in contemporanea leggeva “LA NAZIONE” e rideva a crepapelle.
5- IL TADDEI era anche il Filosofo del bar, Comunista, agli inizi degli anni 70 aveva fatto un viaggio a Mosca di cui non raccontò mai nulla , se non che aveva visto le donne che facevano opere in muratura, stop. Era famoso per le sue chiuse di discussione : la più gettonata era: “è inutile ragionà con gente che un capisce un cazzo!”, ma molto più famose erano le cosiddette tappe di damigiana che bloccavano chiunque avesse voglia di proseguire la discussione: ” te tu ragioni perchè tu c’hai da da’ aria ai denti”oppure ” bada mi tappo l’orecchi , chetati!”

6- VANNINO VANNINI era il vecchio genitore dei due titolari del bar, se ne stava dentro in un angolo vicino al freezer dei gelati in inverno, d’estate si spostava alla sinistra dell’ingresso del bar all’ombra e se ne stava seduto in genere con la sedie rovesciata in modo da far ciondolare le mani davanti alla spalliera: in quella posizione privilegiata osservava ed in genere sorrideva a tutti gli avventori che si recavano al bar.
Vannino era in effetti la sfinge del bar, quando ero bambino ricordo che ci canzonava bonariamente appioppandoci nomignoli, tutto sommato simpatici, ma una volta cresciuti ci ignorò totalmente manifestando una totale indifferenza per la nostra vita, a meno che non si entrasse in discorsi sportivi , specialmente di ciclismo o boxe: allora si animava e ci considerava.
7- CIPOLA, FLAMBAR, NODO, CIALA E IL NARISI: erano lo zoccolo duro degli adolescenti da bar, quelli che sono gradualmente passati dalla vespina special 50 rigorosamente truccata, alla 126 Black o per i più facoltosi, alla 127 sport…
In genere intorno al nucleo gravitazionale di questi elementi si svolgevano orbite più o meno ricorrenti di altri personaggi simili, che di volta in volta andavano ad ingrossare il gruppo.
Inizialmente i tipi in questione si spostavano in massa al sabato pomeriggio o alla domenica compiendo le seguenti operazioni fisse: Mattina del sabato, per chi non lavorava era d’uopo recarsi al mercato per dare un occhiata “alla fauna” femminile, poi nel pomeriggio ritrovo al bar, discussioni di calcio o di rally, varie possibili litigate su modelli di auto, o su sospensioni alternative a quelle originali, o ancora su volantini da corsa in legno da applicare alla Dyane o alla renault 4.
La Domenica mattina ci si ritrovava al bar ancora per “fissare” le fasi della giornata, che invariabilmente erano: Pomeriggio a ballare al JB del Bottegone ( discoteca raffazzonata , al primo piano della casa del popolo), oppure al Tamburo della luna di Quarrata, un dancing con un estetica da aula magna di scuola media, freddo e impersonale.
La sera era normale andare alle “Milleluci” di Casalguidi un dancing dove i Beccai ( Le madri) sedevano al tavolo con la mercanzia (le figlie) vigilando affinchè la fama delle loro figlie fosse incontaminata da dicerie… Erano le madri che in genere ti squadravano dalle scarpe al capello, per verificare se si potesse essere all’altezza, per educazione, aspetto e vestiario, di quella nobiltà e bellezza che loro proponevano sul mercato.
Dopo un inizio di timori, si riusciva a capire come fare a ballare con le ragazze più belle e “protette”, in genere arrivando nel locale si elargivano buonasera e sorrisi alle madri, evitando di cagare le figliole, nel corso della serata, si cercava di ballare prima con le ragane e passando davanti al tavolo dei veri obbiettivi, sorridevamo in modo composto ed educato alla madre…. dopo aver calcolato il numero di balli moderni “Slacciati” andavamo a chiedere di ballare alla tipa bonazza, sempre sorridendo alla mamma, quando era ormai imminente il turno dei balli lenti…
in genere si finiva a pomiciare tra il corridoio e i bagni, lontano dagli sguardi della mammaccia….
Crescendo ci siamo dispersi, Il bar ha cambiato gestione, qualche mito è scomparso, altri sono cambiati e non rientrano più nel loro personaggio dell’epoca, ci ha tradito come spesso accade, l’amore, con le sue lusinghe, che sembrano realizzare i tuoi sogni e forse e’ cosi’, ma nel fare quella scelta, spesso si perde qualche risata e qualche bel sogno rimane dimenticato in tasche di giacchetti in jeans e guai a frugarci dentro a distanza di anni….
Fabio Cappellini 2009

Alberto Bevilacquabel racconto, e commentato bene …mi colpisce la necessità della scrittura…

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